Hanno avuto da ridire recentemente...
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mi esorta e non sa perché: sa distinguere fra fluidi d'ogni tipo densi scorrevoli che li vuole in bocca vuole anche la saliva il bagnato lo sputo la fase orale che coli qualche cosa che qualunque cosa sbrodoli fino al suo collo ai piedi che ci arrivi inumidendo sporcando vuole incollare appiccicare quindi le apro le gambe la fotto con molte lacrime le tiro i capelli mi mastica le tengo la testa giù le tengo ferma la testa con le dita l'abbraccio qualche mio frammento sotto le sue unghie della schiena: la mia schiena e la fine lei gronda e piove vuole: succhia succhia come pesci rossi tutto ciò che dalle bocche si sradica i filamenti densi le salive fini il colpo le lingue soffiate i pezzi i resti le ripartizioni di cui sopra il tenero e il duro il tutto caldo la salita: il graffio la caduta lo stretto la strettoia; insiste con la bocca a tenerla aperta stacco e appiccico il palato il corpo incessante il morso in una partenza lontana dal basso verso l'alto dal sotto in su e in tutta la cavità il salato cresce il sole il mare ingrossa ciò che deve arrivare il coagulo rosso d'un intreccio tutto sciolto per terra e anche un po' sul letto poi la schiaccio ancora orizzontalmente mi faccio suo e lei «ho fame» ma a causa mia rimanda infine sparisce come avevo previsto ahimè allunga gli occhi
io nemmeno: «anche io» dico solo e pure «piango» poi finisco angoloso come sempre.
Toccami, non chiedo altro.
Dopo dormirò, se non russerai.
Ci saranno caffè e biscotti, promesso.
Scorderemo la puzza di chiuso con il
primo sole sulla pelle, insieme per
altri cinque minuti prima di qualcosa.
Avrai il mio maglione (forse) ed io
il tuo mal di gola.
Ignari automobilisti sfileranno lungo
i fianchi di un silenzio in grigio.
Metallizzato.
Per due.
